Sant’Appiano d’Autore Photogallery

2016 – Elio De Luca

2015 – Antonio Possenti

2014 – Fabio De Poli

2013 – Giampaolo Talani

2012 – Marco Lodola

2011 – Paolo Staccioli

Biografie degli Artisti

Elio De Luca

Elio De Luca è nato in Calabria nel 1950. Trasferitosi in Toscana giovanissimo – ancora oggi vive e lavora a Prato – si è diplomato presso la Scuola d’Arte Leonardo da Vinci. Negli anni ha collaborato con molteplici gallerie italiane ed estere. Sue opere sono entrate a far parte di prestigiose collezioni pubbliche e private. La sua notorietà è legata all’uso della tecnica del cemento dipinto ad olio, dalla peculiare resa materica, ed a quella del pastello ad olio su carta gialla, in grado di valorizzare massimamente il disegno che sta alla base di ogni composizione. Notevole anche la produzione di sculture. Tra le sedi espositive pubbliche che in Italia hanno ospitato i suoi lavori si possono ricordare il Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma, Palazzo Strozzi ed il Palagio di Parte Guelfa a Firenze, la Galleria Comunale del Castello Aragonese a Taranto, i Musei Civici a Lecco, la Chiesa della SS. Annunziata a Cetona, la Rocca del Comune a Monte San Savino, il Museo d’Arte Sacra di San Casciano, gli storici Palazzo Datini a Prato e Palazzo Malaspina a San Donato in Poggio, Villa Morghen a Settignano, la Galleria Comunale di Arte Moderna a Poppi, il Comune di Matera, la Sala Ugo Capocchini del Comune a Barberino Val D’Elsa, la sede del Consiglio Regionale della Toscana a Firenze, la Civica Galleria d’Arte Moderna del Comune a Cento, la Dogana Veneta del Comune di Lazise a Verona, Palazzo Guinigi a Lucca, il Museo Ebraico di Genova, la Sala del Basolato del Comune di Fiesole, la Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve, il Palazzo dello I.A.O. Istituto Agronomico per l’Oltremare del Ministero degli Esteri, la Torre Civica di Mestre, la sede di Eataly a Firenze, l’EXPO di Milano 2015. Ha realizzato gli affreschi della Chiesa di San Bartolomeo a Scampata, l’viii Palio della Costa Etrusca ed il Palio Memoriae et Historie de Semifonte del 2013. Sue opere sono state acquisite in permanenza dalla Pinacoteca Regionale della Toscana, dal Lu.C.C.A Center of Contemporary Art di Lucca e dalla collezione Quadrifoglio di Firenze. Negli ultimi anni le sue opere sono state, inoltre, indiscusse protagoniste di molte esposizioni internazionali, come quelle presso il M’ARS Contemporary Art Museum di Mosca (Russia), il Foreign Art Museum di Riga (Lettonia), l’Artist Istanbul Art Fair (dove ha rappresentato l’Istituto di Cultura Italiana in Turchia), il Washington Convention Center di Washington (Washington DC), il Museo Cultural di Santa Fe (New Mexico), il Miami Beach Convention Center ed il Boca Raton Gallery Centre di Miami (Florida), l’International Kunsttentoonstelling Furn Art ed il Centro espositivo Comunale di De Haan (Belgio), l’Italian Center dell’Ambasciata Italiana a Pechino (Cina).

Antonio Possenti

Antonio Possenti è nato a Lucca nella prima metà del XX secolo.
Si ostina a vivere a Lucca ed ha il suo studio in questa città in piazza Anfiteatro.
E’ nato a Lucca e in questa città ha il suo studio nella Piazza dell’Anfiteatro.
Compiuti gli studi classici, ha assai precocemente scoperto le qualità espressive del disegno, assecondando un’inclinazione al racconto favoloso che ha in seguito mantenuto, anche mediante l’osservazione attenta della “commedia umana”.
Alla pittura è giunto, da autodidatta, dal disegno e dall’illustrazione. Le sue occasioni formative sono state ideali ed elettive, frutto della curiosità intellettuali e della cultura letteraria e artistica che aveva respirato sin da bambino nella famiglia, spaziando dalla classicità greco-romana all’epoca moderna e contemporanea e con una predilezione particolare per le esperienze di più vivace e coinvolgente taglio fantastico. Ha viaggiato molto e conosciuto vari personaggi e culture, ma ritorna sempre a Lucca dove vive e ha lo studio nel cuore della città, luogo magico che raccoglie, come un’immensa valigia, le testimonianze delle sue “escursioni” nel mondo. Nel corso della sua carriera ha esposto nelle principali gallerie italiane e straniere (Gianferrari, Il Milione, Appiani Arte 32 a Milano, Marescalchi e Forni a Bologna, Davico e Biasutti a Torino, il Traghetto a Venezia, Poggiali e Forconi a Firenze, L’immagine ad Arezzo, Aminta a Siena, Philippe Guimiot a Bruxelles, Rutzmoser a Monaco, East West Gallery a Londra, Art Diagonal a Barcellona, ecc.), ha partecipato a numerose manifestazioni espositive internazionali, tra le altre Fiera d’arte di Bologna, do Colonia, di Milano, Art Basel di Basilea, F.I.A.C. di Parigi, Art Fair di Los Angeles, Art Miami di Miami Beach, New York International Art Fair, Tuyap di Istambul, Foire d’art di Gent, Arco di Madrid, Stoccolma, St’Art di Strasburgo, BART di Barcellona.Ha esposto con mostre personali in prestigiosi ambienti pubblici: Muse degli Uffizi, Sala d’Armi di palazzo Vecchio a Firenze, Reggia di Caserta, Tour Fromage di Aosta, Palazzo Ducale di Massa, Castel dell’Ovo di Napoli.Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e le sue opere sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere.Hanno scritto di lui critici, storici dell’arte, scrittori e intellettuali, tra gli altri: Luca Beatrice, Fortunato Bellonzi, Aldo Busi, Dino Buzzati, Oscar Calabrese, Luciano Caprile, Raffaele Carrieri, Piero Chiara, Enrico Crispolti, Massimo Duranti, Giovanni Faccenda, Alfondo Gatto, Paolo Levi, Nicola Micieli, Marilena Pasquali, Roberto Sanesi, Pier Carlo Santini, Giorgio Saviane, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Franco Solmi, Marcello Venturoli.
E’ membro dell’Accademia di Lettere, Scienze e Arti di Lucca e dell’Accademia dell’Arte del Disegno di Firenze.

Fabio De Poli

Fabio De Poli nasce a Genova nel 1947, vive a Firenze. Nel 1964 frequenta l’Istituto d’Arte di Firenze specializzandosi in grafica pubblicitaria sotto la guida di Lucio Venna. Agli inizi degli anni Settanta produce una serie di lavori che Renato Barilli definisce «arte ricca».
Viene segnalato per la biennale dei giovani di Parigi da Enrico Crispolti; partecipa a numerose e importanti rassegne d’arte, si interessa al design industriale, progettando «mobili-oggetto» e collabora, insieme a Eugenio Miccini e Antonio Bueno, alla realizzazione della rivista «Visual».
Nei primi anni Ottanta cataloga le sue molteplici esperienze artistiche in una mostra intitolata Gulliver continua alla galleria De Foscherati di Bologna. Nel 1982 crea, insieme a Stefano Fiorelli, lo spazio espositivo La Parete presso L’Interno 92 di Firenze e, nel 1984, si trasferisce a Roma, ospite di Mario Ceroli, dove inizia un nuovo ciclo di lavori intitolato Roma. Nello stesso anno partecipa alla XXIX Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano.
Le mostre personali e collettive si susseguono numerose, in esse Fabio De Poli presenta pitture di grande formato, lavori di grafica, «libri d’artista». Inventa la rivista «Meta, parole e immagini». Nel 1992 partecipa alla mostra Libro d’artista italiano al Museum of Modern Art di New York. Nel 1996 esce la monografia Fabio De Poli, opere 1969-1996 curata da Bruno Baglivo, edita da Polistampa. Nel 1997 espone a Satura di Genova presentato da Paolo Minetti. Nel 1998 espone con Mario Ceroli nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio di Firenze, Due atti unici. Nel 1999 Gillo Dorfles e Paolo Minetti presentano alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze il suo libro d’artista Pour Moi. Nello stesso anno realizza la sua prima mostra virtuale, The most beautiful art exhibition in the world.
Numerose esposizioni e installazioni convalidano la sua presenza a Firenze, Pescia, Montecatini, Pistoia, Vasto, Crema, Finale Ligure, fino ad arrivare alle due importanti mostre antologiche milanesi, alla galleria Farsettiarte, dove viene peraltro presentato, nel 2004, il volume Fabio De Poli. Tracce d’artista edito da DoGi. L’anno successivo è presente all’Archivio della Biennale delle Arti del Mediterraneo di Salerno ed espone al Museo della carta di Pietrabuona (Pescia). Crea, inoltre, per la Fiditoscana una collezione di 50 collages originali.
È presente nel volume La storia dell’arte del italiana, Edizioni Bora, a cura di Giorgio Di Genova, mentre realizza a Motrone, per Casafarsetti la performance Ibis e George. A Firenze, in Palazzo Vecchio, in occasione dell’Omaggio a Monicelli realizza un affiche del film Parenti Serpenti. Consegna un’opera dedicata all’11 settembre al Consolato Americano di Firenze e inaugura al Palace Hotel di Vasto, uno spazio arte diretto da Nicola Cucinieri, realizzando un’installazione permanente di 63 lavori dal titolo Ritratto continuo. Nella stessa Vasto crea due mosaici esterni di cento metri quadri su abitazione civile progettata dallo Studio Dearch.
Nel 2003, con la collaborazione di Bruno Baglivo, cura la direzione artistica di Villa Ce.S.I., Impruneta, Firenze, presentando una mostra di Urano Palma.
Dal 2004 inizia un rapporto con Gianni e David Overi progettando una collezione di mobili per Mirabili Arte di Abitare, ed espone opere inedite alla Galleria Mirabili di Firenze. Sempre con la collaborazione di Mirabili colloca in viale Verdi una scultura in ferro colorato RossoAirone dedicata al Comune di Montecatini.
Progetta nel 2005 una vetrata di 60 metri per il nuovo Ospedale Meyer di Firenze e presenta per il Comune di Pistoia un grande lavoro Parlarsi.
Come illustratore pubblica con Andrea Rauch per La Biblioteca junior quattro libri per bambini Notte di luna che vincerà il Premio Andersen come miglior albo illustrato, Zan-denti, Pinocchio e Il Filo.
Negli ultimi anni si è dedicato alla realizzazione del premio Capalbio Cinema, non che alla progettazione delle vetrate del nuovo Museo della Resistenza a Siena. Nel 2007 è presente alla mostra Mirabili Arte d’Abitare Letti d’autore, in occasione di Artefiera Bologna.
Dal 2009 è direttore artistico della Galleria Usher Arte di Lucca, dove, nell’ottobre 2010, inaugura una personale dedicata a Robespierre; con la casa editrice Usher Arte pubblica nello stesso anno una raccolta di lavori intitolata Cinquanta piccoli De Poli.
Nel 2011 espone a Pistoia presso la Galleria Vannucci Collages ed altre storie ed è presente al Museo delle Genti di Pescara con la monografica Robespierre, Robespierre.
Nel 2012 a Vasto inaugura a Palazzo Mattioli l’antologica 20 anni con Vasto, curata da Nicola Cucinieri; nello stesso anno apre a Palazzo Farnese la mostra Le stanze della meraviglia, collabora al n. 10 della rivista «Bau», realizza il maxiposter Scrittori in piazza per la Nuova Libreria di Vasto e partecipa al Moka Arte Contemporanea presso il Museo di Montecatini Terme.
Nel maggio 2013 tiene la monografica Easy presso la Galleria d’Arte Frediano Farsetti, Firenze. Nei mesi di ottobre e dicembre 2014 espone a Palazzo Malaspina (San Donato in Poggio) con una mostra intitolata Farepitturacontinuamente. Nel mese di giugno 2014 per la VI edizione del progetto enoartistico della Fattoria di Sant’Appiano (Barberino val d’Elsa) propone una mostra all’interno della cantina “Vicino alle stelle” realizzandone anche l’etichetta per i vini dell’anno.
Nel mese di dicembre 2014 inaugura una personale a Pietrasanta (ArtGallery il Cesello).

Giampaolo Talani

Giampaolo Talani è nato a San Vincenzo (LI) nel 1955. Dopo il Liceo Artistico a Lucca e a Firenze, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove ha come maestro Goffredo Trovarelli.
Nel corso dei suoi studi sperimenta tutte le tecniche classiche dell’arte per poi aderire alla pittura, dedicandosi anche alla tecnica dell’affresco di cui è uno dei massimi conoscitori contemporanei.
Negli anni giovanili realizza il grande ciclo di dipinti a fresco nella chiesa di San Vincenzo cui seguono altri lavori: la “Predica di San Bernardino” nel Palazzo Vescovile di Massa Marittima, il Santuario della Madonna del Frassine.
Talani si è successivamente affermato anche come autore di opere in bronzo nelle quali disloca tridimensionalmente le sue icone figurative ampiamente esplorate in pittura: il marinaio, il partente, l’uomo che attraversa il mare, il cercatore di pesci.
Nel suo curriculum compaiono fino dagli anni ’80 -’90 importanti personali in selezionate gallerie d’arte, sia in Italia che all’estero e significative esposizioni, spesso antologiche, in sedi pubbliche.
Tuttavia, al di la della committenza privata e della sua personale ricerca artistica e poetica, preme sottolineare il grande slancio che Talani ha ridato alla cosiddetta “Arte di Stato”, come la definì Vittorio Sgarbi, tramite la creazione di opere di indiscusso e condiviso impatto emotivo, collocate a diretto contatto con le persone in spazi pubblici di grande frequentazione.
Inizia con le tavole eseguite per lo scalone interno del Municipio di San Vincenzo, presentate da Vittorio Sgarbi nel 2002 per arrivare a “PARTENZE”, l’affresco collocato nel 2006 nella stazione ferroviaria di “Santa Maria Novella” a Firenze, opera che si inserisce perfettamente nell’architettura razionalista del grande architetto Michelucci .
L’affresco è in fase di acquisizione dalla città di Firenze che nel 2008 gli ha dedicato la grande antologica in Palazzo Vecchio “Rosa dei Venti”. Contemporaneamente una statua in bronzo alta 3 mt., dallo stesso nome, veniva collocata sotto il Loggiato degli Uffizi.
E’ stato ideatore e protagonista per RAI RETE1 della trasmissione televisiva “Rosa dei Venti – L’isola che c’è”, andata in onda nel dicembre 2009 e volutamente inserita dopo le notizie dei TG1, quasi a bilanciare, con un momento poetico e culturale, la spesso brutale realtà della cronaca.
Dal titolo della fortunata trasmissione RAI ha preso il nome l’esposizione pubblica, svoltasi a Pietrasanta nel 2010, nella suggestiva cornice della piazzetta del duomo. “L’isola che c’è” ha suscitato un forte fascino grazie alla mostra di dipinti e sculture inedite, ricreando il peculiare mondo poetico del maestro toscano. Sempre in ambito istituzionale si colloca il dipinto “L’OMBRA DELL’EROE”, dedicato alla figura di Giuseppe Garibaldi.
Per questo lavoro sull’Eroe dei due Mondi, il maestro Talani è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha voluto collocare l’opera dell’artista nella Pinacoteca del Quirinale, mentre l’opera che ricorda il grande Risorgimento italiano, dal titolo “MILLE UOMINI” è esposta nel Museo del Risorgimento al “Vittoriano” a Roma.
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, Talani ha realizzato dietro commissione del Comitato promotore il busto di GIUSEPPE GARIBALDI in due copie, di cui una collocata al Quirinale e l’altra al Senato della Repubblica a Palazzo Madama .
Questa vocazione “pubblica” delle opere dell’artista non si esaurisce in Italia. Talani è stato, infatti, l’unico artista straniero invitato dal Parlamento berlinese per aprire le celebrazioni del ventennale della caduta del muro con l’installazione “DIE MAUER-GLI OMBRELLI DELLA LIBERTÁ”.
Fra le altre opere pubbliche ricordiamo la scultura in bronzo di 7 mt. di altezza, “Il Marinaio”, del 2010, situata all’ingresso del porto turistico di San Vincenzo.

Dello stesso marinaio è in fase progettuale una replica, alta 20 mt., per il porto di Miami in Florida a celebrazione del grande navigatore fiorentino Amerigo Vespucci.
La stazione ferroviaria di Venezia “Santa Lucia” accoglierà nei suoi spazi il bronzo di 3 mt. “Rosa dei Venti” quale simbolo dello scalo veneziano, mentre é in fase di studio un altro progetto artistico dedicato all’Isola del Giglio.
Opere del maestro Talani si trovano in prestigiose collezioni, sia pubbliche che private. Da tempo infatti Talani collabora con selezionate gallerie italiane ed estere. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Mario Bucci, Tommaso Paloscia, Nicola Micieli, Domenico Guzzi, Giovanni Faccenda, Vittorio Sgarbi, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Maurizia Tazartes, Maria Cristina Acidini, Elisa Gradi, Sandra Nava, Umberto Cecchi, Luigi Ravaioli, Maurizio Vanni, Marco Moretti, Pier Francesco Listri, Fabio Canessa, Francesco Festuccia, Riccardo Ferrucci, Laura Farina, Silvano Granchi.
Ha partecipato alla 54° esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia.

Marco Lodola

Dopo aver frequentato l’accademia di Belle Arti a Firenze e a Milano, all’inizio degli anni ’80, fonda, con un gruppo di artisti, il nuovo futurismo, movimento artistico che ha avuto, come maggior esponente teorico Renato Barilli.
Marco Lodola si distingue per la capacità di mescolare l’arte con altre discipline: letteratura, musica, cinema, designo.
Dopo un classico percorso accademico, si avvicina all’uso di materiali plastici che sagoma e che colora con una tecnica personale con tinte acriliche.
Più tardi la sua ricerca lo porta a cercare di inserire fisicamente la luce nei suoi lavori: nascono le sculture luminose.
In anni recenti ritorna anche alla pittura ad olio, riportando su tela le proprie sculture, spesso a dimensione naturale. Il tema più ripreso e che contraddistingue il suo stile nel corso degli anni è quello della danza e delle ballerine, che spesso fissano frames dei musical del passato.
A partire dal 2001 hanno inizio il sodalizio e l’amicizia tra Marco Lodola e Giannola Nonino.
A partire dal Premio letterario Nonino 2001, l’artista pavese viene incaricato di realizzare opere per diverse occasioni.
Le sue opere sono oggi presenti in tutto il mondo, ed ha realizzato diverse scenografie per film, trasmissioni, concerti ed eventi di vario genere, dalla moda al teatro, dalle olimpiadi invernali di Torino 2006 alla facciata dell’Ariston per il festival di Sanremo 2008.
Ha esposto al Padiglione Italia della 53ª Biennale di Venezia un’installazione luminosa, omaggio al teatro di Fortunato Depero, intitolata “Balletto Plastico-Hangar”, per la quale in occasione della presentazione al pubblico ha avuto luogo una performance sonora di Andy dei Bluvertigo e di Syria.
La poliedricità è un tratto caratteristico dell’arte di Lodola.
Lo dimostra anche il gran numero e la varietà dei rapporti di collaborazione che figurano nel suo ricco curriculum. Note sono le sue collaborazioni, in campo musicale, con Max Pezzali, i Timoria e Omar Pedrini.
Nel 2009 ha allestito a Milano, in piazza del Duomo, il Rock’n’Music Planet, primo museo del rock d’Europa, con venticinque sculture che rappresentano altrettanti miti della musica contemporanea.
Sue sono anche le illustrazioni di copertine di romanzi di Marco Lodoli e Claudio Apone. Porta, inoltre, sempre la firma di Marco Lodola la serie di immagini che, nel 2005, illustrano il saggio di filosofia di Giuseppe Pulina, Minima Animalia, dove le sagome policromatiche di cavalli, serpenti e draghi fanno da commento iconografico ai diversi capitoli.

Ha allestito la scenografia per delle puntate di XFACTOR, per il film “Ti presento un amico” di Carlo Vanzina, con Raul Bova e “Maschi contro Femmine” di Fausto Brizzi.
Ha rivisitato il logo per il traforo del Montebianco.
Ha disegnato l’immagine del manifesto di Umbria Jazz 2010, ha partecipato all’Expo Internazionale di Shangai ed ha realizzato una scultura-icona per il gruppo Hotel Hilton.
Nel 2011 collabora con Citroen per in un’installazione nel centro di Milano dal nome “Citroen Full Electric”, realizza una serie di sculture per i 25 anni della casa di moda Giuliano Fujiwara e le scenografie per la sfilata autunno inverno 2012 uomo di Vivienne Westwood.
Partecipa alla 54esima Biennale di Venezia con il progetto a cura di Vittorio Sgarbi “Cà Lodola”, installazione presso la Galleria G. Franchetti alla Cà d’Oro.
Molti critici hanno scritto di lui, tra cui Luca Beatrice, Gillo Dorfles, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Lea Vergine, Rossana Bossaglia, Luciano Caramel, Giorgio Mascherpa, Giorgio Seveso, Luisa Somaini, Arturo Carlo Quintavalle, Vincenzo Accame, Elena Pontiggia, Carli, Sala, Calabrese, Dentice, Pierre Restany, Vittoria Coen, Carmelo Strano, Alberto Fiz, Enrico Crispolti, Laura Cherubini, Marisa Vescovo, Mammi, Sam Hunter, Philippe Daverio, Alessandro Riva, Valerio Deho e Luciano Caprile.

Paolo Staccioli

Nato a Scandicci nel 1943, Paolo Staccioli inizia la sua esperienza di artista negli anni Settanta del Novecento, esordendo come pittore e facendosi presto notare in ambito locale. Al principio degli anni Novanta la necessità di sperimentare nuovi linguaggi espressivi lo spinge a Faenza, nella bottega di un ceramista locale, Umberto Santandrea, dove apprende le tecniche di quest’arte. È qui che Staccioli realizza i suoi primi vasi, dapprima con la tecnica della ceramica invetriata, poi sperimentando la cottura a “riduzione”, che gli consente di ottenere straordinari effetti d’iridescenza e lucentezza.
Ottenuta assoluta padronanza del mestiere, Staccioli allestisce nel suo studio di Scandicci, nei pressi di Firenze, un laboratorio, dove continua autonomamente e quotidianamente a misurarsi con l’uso del fuoco e degli ossidi di rame, dando vita a una miriade di vasi che riveste con fantastici racconti pittorici, fissati definitivamente dalla smaltatura a lustro. È con queste opere che ottiene i primi successi, facendosi notare in mostre personali e collettive, nonché in occasione di importanti manifestazioni culturali: le sue ceramiche, dal forte effetto metallizzato e dallo smalto scintillante si impongono presto, per eleganza e originalità, nel panorama artistico non più solamente fiorentino, ma nazionale.
I personaggi che in questa fase popolano la superficie delle sue ceramiche (giostre di cavalli giocattolo sospesi nell’aria e accompagnati da putti alati, suonatori di trombe, bambole e Pulcinella) presto si guadagnano la terza dimensione, divenendo sculture che tuttavia non perdono l’accento di accadimento fiabesco, estranee come sono ad ogni nozione di tempo e luogo: forme idealizzate memori della statuaria preromana, etrusca in particolare, sulle quali interviene la policromia della ceramica, a rendere un vigoroso effetto di masse in contrasto. Guerrieri, viaggiatori, cardinali e cavalli si aggiungono ben presto alla folla già nutrita dei fantastici personaggi ed iniziano, dalla seconda metà degli anni Novanta, ad animare importanti collezioni pubbliche e private, italiane ed estere. Nei primi anni del Duemila, nella volontà di sperimentare nuovi materiali e, con questi, altre dimensioni espressive, Staccioli inizia a trasferire – senza comunque mai abbandonare l’amore per la lavorazione delle terre – le sue forme nel più duraturo bronzo, passando dalle ricerche con gli ossidi di rame a quelle con le patine metalliche. È in questa più recente fase che le sue figure acquistano una monumentalità prima ignota, che ancor più tende a fissare in una dimensione al di fuori del tempo i suoi cavalli e i suoi guerrieri.
Molti i riconoscimenti tributati all’artista, in particolare nell’ultimo decennio, da pubblico e critica, e molte le partecipazioni a premi ed esposizioni che hanno consentito a Paolo Staccioli di conquistare un posto di assoluto prestigio nell’attuale panorama artistico nazionale.

Sergio Scatizzi

Sergio Scatizzi nacque a Gragnano, in provincia di Lucca, nel 1918 e trascorse la sua giovinezza nella campagna lucchese a Valdinievole. Successivamente, seguirono un soggiorno a Napoli, di circa un anno, seguito da un trasferimento a Roma, dove ebbe modo di avvicinarsi al vivace ambiente artistico della capitale, che subito lo attrasse e dove conobbe Mario Mafai ed Antonietta Raphael.
Nel 1938, dopo un primo soggiorno a Parigi condotto nel 1936, si stabilì a Montecatini, dove iniziò ad approcciarsi alla pittura di paesaggi, alle nature morte di fiori e ai ritratti ad acquerello.
Chiamato a servire la patria, durante la seconda guerra mondiale ebbe modo di conoscere Giovanni Comisso, Filippo De Pisis, del quale visitò la mostra alla Galleria Barbaraux di Milano nel 1942, e Giorgio Morandi.
Nel 1943 Scatizzi fece di nuovo ritorno a Montecatini, dove riprese la sua attività pittorica. Al termine della guerra si unì al gruppo dei pittori pistoiesi, esponendo in molte collettive a Pistoia e a Montecatini. Sempre in quell’anno conobbe Ardengo Soffici, mentre in un successivo soggiorno a Parigi, nel 1948, entrò nuovamente in contatto con Comisso e De Pisis. Questa serie di incontri e di viaggi influenzarono notevolmente la crescita della carriera dell’artista, deciso a sviluppare un linguaggio che fosse assolutamente personale, di gusto romantico e più leggero, rispetto alla concretezza di linguaggio tipicamente toscana.
A Montecatini tenne la sua prima personale nel 1949, di soli paesaggi, alla Libreria Ariel, mentre l’anno successivo espose alla XXV Biennale di Venezia. Seguì anche il Premio di Pittura “Bagni di Lucca”, occasione che gli permise di conoscere personalmente Carlo Carrà, presidente di giuria.
Dal 1951 si legò d’amicizia con Ottone Rosai, del quale frequentò per molti anni lo studio di Via degli Artisti.
Negli anni successivi Sergio Scatizzi si stabilì a Firenze continuando la sua attività espositiva lungo tutta la penisola, fino ad una delle sue grandi consacrazioni avvenuta a Milano, nel 1982, presso il Salone della Galleria Annunciata, dove fu presentata un’ampia rassegna dei suoi dipinti.
Proseguirono i successi segnati da esposizioni e mostre di carattere antologico con lo scopo di seguire lo sviluppo della carriera dell’artista che scomparve nel 2009.
I Paesaggi, i fiori ed i frutti, rimasero per Scatizzi i temi più cari, da lui indagati con la stessa attenzione lungo il corso della sua carriera, attraverso una pennellata rapida e pastosa.