Frutti della passione creativa dell’uomo, da sempre il vino e l’arte infondono uno stimolo alla ricerca di una sensibilità percettiva superiore. Uniti, vista e gusto aiutano la compenetrazione di piani reali ed immaginari, guidano all’inabissamento in un mondo in cui, gradualmente, la sensibilità percettiva viene educata al gusto dei sapori, che si rivelano in un invitante crescendo. Per analogia sensoriale, l’opera d’arte pretende, come il calice di vino, il medesimo rito della degustazione: è un nettare che si rivela goccia dopo goccia, assaporandone il primo, evidente, vellutato profumo, per arrivare lentamente all’essenza più profonda, al carattere più robusto, autentico, contenuto in un cuore vermiglio. È certo per questa stimolante analogia che, nella suggestiva cornice della Fattoria di Sant’Appiano, si inaugura un ciclo di produzione del vino Monteloro, abbinato all’opera di un artista, dando così inizio ad una serie di appuntamenti che, nell’intenzione degli organizzatori si rinnoverà, anche negli a venire, grazie al contributo degli autori più interessanti del panorama artistico toscano. Dà avvio a questa interessante operazione di connubio fra arte e vino Marcello Fantoni, nato a Firenze nel 1915, maestro indiscusso dell’arte italiana del Novecento. Da un suo disegno datato 1927, realizzato quando, dodicenne, frequentava la prestigiosa scuola di Porta Romana sotto la guida del maestro Carlo Guerrini, è stato realizzato un piatto in ceramica, riprodotto in serigrafia a tiratura limitata, raffigurante un’allegoria del mese di settembre, il mese della vendemmia. Il disegno, quarto di una serie oggi conservata al Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi, è ispirato alla tradizionale produzione delle manifatture di Montelupo Fiorentino, arricchita da Marcello Fantoni da stimoli progettuali e compositivi propri del Futurismo e dell’Art Dèco. La modernità della sua concezione (sorprendente, data la giovanissima età dell’autore) è evidente nell’evocazione delle eleganti silhouettes dei personaggi raffigurati – nelle quali si legge un richiamo alle contemporanee composizioni di Gio’ Ponti – che si stagliano con grazia sullo sfondo di un classico paesaggio toscano, modulato con i toni del verde e del blu, una vera novità compositiva per l’arte ceramica della Firenze degli anni Venti. Un’opera che racchiudeva, in sé, il presagio di quello che sarà un brillante percorso artistico, costellato di successi e riconoscimenti in Italia ed all’estero, e che rende concordi pubblico e critica nel riconoscere in Marcello Fantoni uno degli autori più vivaci e sperimentatori dell’arte del nostro tempo